Presentazione del progetto TRACS

TRACS – TRacciabilità degli Alimenti: valutazione di elementi Critici per le ricadute sulla Salute

Il concetto di qualità alimentare non può  non comprendere oggi anche quello di “tracciabilità dell’alimento” che, oltre a fornire l’identificazione dei componenti alimentari, deve essere anche garanzia che gli stessi prodotti non siano adulterati (colposamente o fraudolentemente) nel loro passaggio lungo la filiera logistica.

Il progetto TRACS, in pieno accordo con le politiche regionali in materia di Ricerca e Innovazione riferite alla valorizzazione degli alimenti tradizionali, intende valorizzare le proprietà salutistiche-nutrizionali di due tipici prodotti quali l’olio extravergine di oliva e il vino, mediante lo studio dei meccanismi di azione e degli effetti biologici delle molecole estrogeniche naturali presenti in questi alimenti (polifenoli naturali ad attività estrogenica) nell’eziopatogenesi e nella progressione dei tumori di tessuti estrogeno-dipendenti.

Per raggiungere questo obiettivo, il progetto prevede l’utilizzo di una serie di soluzioni e sistemi innovativi sia in senso assoluto che relativo (ovvero già applicati in altri settori, ma del tutto nuovi al contesto in esame). In particolare la fase di studio della caratterizzazione degli olii vedrà l’impiego di un macchinario innovativo, denominato “OliveToLive”, che consente di mantenere il prodotto nelle condizioni ideali di temperatura (16 ± 2°C), protetto dalla luce e sotto azoto fino al momento del consumo, così da preservarne le eccezionali proprietà nutritive e l’inconfondibile aroma.

Il progetto, inoltre, adotterà un uso intenso e intensivo della tracciabilità, intesa anche nella sua estensione verso il consumatore finale, principale drive della filiera,  che verrà realizzata affiancando a una specifica piattaforma web based, un sistema di identificazione automatica che, molto presumibilmente, vedrà l’impiego della tecnologia RFiId/NFC.

Per quanto riguarda quest’ultimo elemento, il progetto si promette quindi di valorizzare una tecnologia già esistente, l’RFId, ma non ancora adatta ad una implementazione su larga scala in generale all’interno del settore economico toscano (dimostrato dal fatto che è ad oggi ancora relativamente poco utilizzata dalle imprese italiane e quasi per nulla da quelle di piccola e media dimensione) e in particolare nel settore agroalimentare (dove esiste una barriera ancora più elevata all’adozione di queste tecnologie per via di mancanza di risorse a favore dell’innovazione).

 

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